© Copyright 2005 - 2011 su immagini e testi                                                  Parrocchia San Giovanni Bosco, via Don Bosco 4, 09047 Selargius (Ca) tel. 070/842605 La Predica Domenicale di Don Angelo Manca  Vangelo: Marco 2,1-12     Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si  radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli  annunciava loro la Parola. Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro  persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto  nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il  paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i  peccati».  Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così?  Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel  suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro  cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire  “Alzati, prendi la tua barella e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il  potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico –: alzati, prendi la  tua barella e va’ a casa tua».  Quello si alzò e subito prese la sua barella e sotto gli occhi di  tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai  visto nulla di simile!».  Meditazione sulla parola di Dio La guarigione di questo paralitico raffigura la salvezza dell'anima la quale, sospirando verso Cristo dopo la lunga inerzia dell'ozio carnale, ha dapprima bisogno dell'aiuto di tutti per essere sollevata e portata a Cristo, cioè dell'aiuto dei buoni medici che le ispirano la speranza della  guarigione e intercedono per lei. A buon diritto viene riferito che il paralitico era condotto da  quattro persone; sia perché sono i quattro libri del Santo Vangelo che convalidano la parola e  l'autorità di chi diffonde il Vangelo; sia perché sono quattro le virtù che infondono sicurezza  allo spirito e lo portano alla salvezza. Di tali virtù si parla quando si loda l’eterna sapienza:  «Temperanza e prudenza ella insegna, e giustizia e for-tezza delle quali niente c'è di più  necessario per gli uomini nella vita» (Sap 8,7). Alcuni, penetrando il senso di questi nomi,  chiamano tali virtù prudenza, fortezza, temperanza e giustizia. E non riuscendo a portarlo davanti a lui per la folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli  stava (Mc 2,4).  Desiderano presentare a Cristo il paralitico, ma ne sono impediti dalla folla che li preme da ogni parte. Accade ugualmente sovente all'anima, dopo l'inerzia del torpore carnale, che,  volgendosi a Dio e desiderando essere rinnovata dalla medicina della grazia celeste, sia ritardata dagli ostacoli delle antiche abitudini. Spesso, quando l'anima è immersa nella dolcezza della  preghiera interiore e intrattiene quasi un soave colloquio con il Signore, sopraggiunge la folla  dei pensieri terreni e impedisce che lo sguardo dello spirito veda Cristo. Che cosa dobbiamo  fare in tali frangenti? Non dobbiamo certamente restar fuori e in basso dove tumultano le folle; dobbiamo salire sul tetto della casa nella quale Cristo insegna, cioè dobbiamo tentare di  raggiungere le altezze della sacra Scrittura e meditare, di giorno e di notte, con il salmista, la  legge del Signore. «Come» infatti «potrà un giovane serbare puro il proprio cammino? Nel custodire — dice il  salmista — le tue parole» (Sal 118,9). (SAN BEDA IL VENERABILE (+ 735), In Evang. Marc., I, Mc 2,3-4. In BEDA, Commento al Vangelo di Marco,  Vol. 1, Roma, Città Nuova Editrice, 1970, p. 71-72).  19 Febbraio 2012